Ciao Gianni,
prima di tutto grazie mille per esserti tempestivamente proposto per questo confronto. Riprendiamo assieme a te quindi la questione della riforma di statuto e regolamento ENPAV per l’elezione dei componenti del Consiglio di Amministrazione.
Come detto anche telefonicamente, ci tengo ad esprimere ammirazione per una carica sicuramente pesante da portare, alla quale spesso vengono espresse solo critiche. In tal senso, nei prossimi mesi, ci piacerebbe anche parlare un po’ di quanto è stato fatto, per far conoscere alcune iniziative ai colleghi e alle colleghe. Nel farti le domande, cerchiamo anche di chiarire i punti di perplessità espressi dai delegati contrari a tale riforma, in modo da rimanere sul pezzo.
Cominciamo dall’inizio, da quando è in vigore l’attuale sistema elettivo in ENPAV e quale è stato il motivo (o i motivi) che ha (hanno) spinto l’attuale Consiglio di amministrazione e le commissioni a proporre una riforma dello statuto?
L’esaurimento del doppio mandato degli attuali amministratori (2012-2017 e 2017-2022) comporterebbe la quasi completa sostituzione degli stessi, sia nel Consiglio d’Amministrazione, sia nel Collegio dei Sindaci. La proposta del 3° mandato consentirebbe di lavorare alla candidatura di una squadra mista, composta da alcuni amministratori di esperienza e da alcuni colleghi alla prima esperienza, cui passare il testimone. Non ci si può improvvisare in ruoli così delicati. L’Enpav, proprio nell’ultimo decennio, è stato trasformato da “piccolo Inps” ad Ente erogatore non solo di pensioni ma anche di servizi aggiuntivi. Servono competenze ed esperienza che il bagaglio del medico veterinario non comprende normalmente e che si possono acquisire principalmente svolgendo le funzioni di amministratore di un Ente che gestisce quasi un miliardo di patrimonio.
Quale è stato l’iter seguito per questa proposta di riforma? A questo riguardo, potresti chiarire i dubbi sollevati riguardo “la fretta” nella discussione e l’approvazione? (ad esempio, per farci capire, paragonandola ad altri provvedimenti presi dall’Assemblea, questo è stato di pari durata, più breve o più lungo?)
L’iter della proposta di riforma è durato 7 mesi, dal gennaio al luglio 2020 e la tematica è stata trattata in sette riunioni di consiglio di amministrazione, 4 riunioni di Organismi consultivi Statuto e Regolamento composti da Delegati. I passaggi principali sono stati i seguenti: il Presidente ha proposto una bozza di lavoro e il Consiglio di Amministrazione ha elaborato una prima sgrossatura; si è trasmesso il testo agli Organismo Consultivi Statuto e Regolamento, che hanno proposto significative modifiche ed integrazioni; infine il Cda ha rielaborato un nuovo testo, approvando la gran parte dei suggerimenti proposti dagli Organismi Consultivi. Il testo è stato inviato all’Assemblea Nazionale dei Delegati di giugno venti giorni prima della riunione .
Durante i lavori assembleari si è preso atto che da parte di alcuni componenti dell’Assemblea erano stati presentati numerosi emendamenti. Si è deciso pertanto di rinviare la discussione del punto ad una riunione di assemblea monotematica da svolgersi un mese dopo, ossia alla fine di luglio. Nel frattempo il CDA ha tenuto conto di alcuni degli emendamenti proposti dai delegati e ha quindi adottato un nuovo testo emendato.
Nell’Assemblea di luglio il testo dello statuto modificato è stato approvato a maggioranza, alla presenza del notaio, l’atto notarile è stato registrato ed infine , come da legge, è stato successivamente inviato ai Ministeri vigilanti.
La riforma sappiamo che è stata presentata in Assemblea a giugno 2020, per poi essere ridiscussa, con alcune modifiche, ad una Assemblea straordinaria a luglio 2020. Quali sono state le principali modifiche effettuate nella proposta di giugno e quella di luglio?
Sono state fatte modifiche finalizzate ad aumentare ulteriormente la democraticità de momento elettorale, ad esempio è stato ampliato da 10 ad 11 il numero dei candidati alla carica di componente del CDA , al fine di dare la più ampia possibilità di scelta al momento delle votazione, è stato previsto espressamente che, qualora fosse stata presentata una sola lista ( casistica abbastanza remota, in quanto si potrebbe arrivare a presentare fino a 5 liste per 100 delegati ), le elezioni sarebbero state considerate valide solo se avesse raggiunto la maggioranza dei voti spettanti ai presenti.
Inoltre è stato eliminato il requisito di eleggibilità dell’aver ricoperto già la carica di componente di un Organo dell’Ente, in modo da non limitare le candidature.
Infine è stato inserito nelle liste l’obbligo della presenza di candidature di entrambi i generi.

Riguardo la questione delle liste, ci potresti spiegare come mai questo nuovo sistema potrebbe essere maggiormente rappresentativo delle minoranze rispetto a quello attuale?
Il sistema proposto obbligherebbe i promotori di ogni lista a presentare, sia colleghi liberi professionisti, sia colleghi dipendenti dal S.S.N., oltre che prevedere la rappresentanza di genere.
A questo proposito, in una tua nota ai Presidenti degli Ordini provinciali scrivi che “l’attuale sistema, quindi, non garantisce affatto le minoranze, semmai può generare la rappresentatività di una sola componente, o l’ingovernabilità dell’Ente”. Al riguardo sia il Ministero delle Economia e delle Finanze che il Ministero del Lavoro, esprimono in sostanza invece una visione opposta secondo cui la versione attuale dello Statuto e del Regolamento danno maggiori garanzie (cito dalla nota del Ministero del Lavoro): “si rappresenta comunque che il meccanismo incentrato su un Consiglio di Amministrazione e un Collegio sindacale che sono espressione di un’unica lista elettorale -visto che alla lista maggioritaria sarebbero attribuiti tutti i posti- non garantisce la rappresentanza delle minoranze nei suddetti organi a prescindere dal quorum raggiunto dalla lista”. Come mai opinioni così discordanti? Potresti chiarire questo punto per noi?
Nella proposta di cui parliamo si prevederebbe di affidare tutti gli incarichi alla lista che vince. Questa condizione garantirebbe una omogeneità di intenti nella realizzazione del programma che ci si è impegnati a realizzare ed inoltre, come ho già detto, è garantita l’elezione di rappresentanti delle due componenti principali della veterinaria. Potrei fare qualche esempio di altri consessi democratici, quali: il Comune o la Regione; le rispettive giunte sono espressione della maggioranza che ha vinto le elezioni; o ancora il Governo Nazionale.
In nessuna di queste entità esiste una espressione delle liste perdenti. L’Assemblea Nazionale dei Delegati è la sede delle discussioni, dell’approvazione dei bilanci e delle modifiche statutarie o regolamentari, così come il Consiglio Comunale, il Consiglio Regionale o il Parlamento. Vanno distinti i 2 piani, quello esecutivo e quello assembleare. Aggiungo inoltre che nell’attuale sistema potrebbe accadere che le due liste siano entrambe espressione di liberi professionisti, mentre in quello proposto è garantita la rappresentanza plurima. Inoltre potrebbe accadere che siano eletti rappresentanti di una componente, un Presidente di un’altra componente e ancora una minoranza a sua volta espressione di altro ambito.
Riguardo il numero di mandati invece, che sappiamo la riforma aumenta di uno, quali sono state le motivazioni che portarono a introdurli nel 2012 e come mai adesso questa riforma vorrebbe aumentarli?
Nel 2012 c’era in clima nazionale che indusse gli amministratori dell’epoca a limitare i mandati. Segnalo che nell’ambito delle 19 Casse dei professionisti italiani, ben 14 prevedono il 3° mandato o non prevedono limitazioni dei mandati. Evidentemente nel mondo dei professionisti prevale la considerazione dell’esperienza e della competenza rispetto al criterio generalista del ricambio, purché ci sia. Oltretutto non esiste una legge che si occupi del numero dei mandati degli amministratori delle Casse di Previdenza dei professionisti. Quindi il Ministero del Lavoro con la sua mancata approvazione ha creato una grave lesione dell’autonomia della nostra Cassa, in quanto la sua vigilanza è di legittimità e non di merito e, quindi, non può dare giudizi soggettivi sul nostro operato.
Infine, per quel che riguarda le azioni di autotutela intraprese dall’Ente (ricorso al TAR ricordiamolo, con udienza fissata nei prossimi giorni di luglio), come mai avete giudicato importante provvedere a tale modo? Esiste in tal senso il rischio che questo ricorso si trasformi in uno “spreco” di denari dell’Ente?
Siamo stati costretti a ricorrere al TAR, per un palese comportamento illegittimo messo in atto dalla direzione Generale del Ministero del Lavoro. Dobbiamo tutelare l’operato del Consiglio d’Amministrazione e anche dell’Assemblea Nazionale dei Delegati, che ha approvato con un procedimento corretto e democratico le modifiche. Solo chi vuole fare demagogia può sostenere che questo sia uno “spreco” di risorse dell’Ente.
In passato il nostro Ente è stato portato ad esempio dalla stessa dottoressa, Direttore Generale del Ministero del Lavoro, che oggi boccia questa riforma, per aver sempre operato correttamente e nel rispetto delle leggi. Analogamente non abbiamo mai ricevuto rilievi significativi circa la nostra gestione dell’Ente dai numerosi Enti “Vigilanti” tra cui cito: la Corte dei Conti, la Covip, la Commissione Bicamerale di Vigilanza sugli Enti Gestori della Previdenza, il Ministero del Lavoro, ecc.
Ultimo, ma non ultimo, possiamo proporci come piattaforma di incontro per un dibattito fra te e Carmelo? Avrei molte più domande per entrambi!
Non ho mai avuto problemi a confrontarmi con chiunque. Per correttezza devo segnalare che il collega Intersimone, da quando fa parte dell’Assemblea, è sempre stato critico ed ostile sulle proposte dell’ attuale Consiglio di Amministrazione e poco propositivo; mentre io ero impegnato a governare l’Ente, insieme alla mia squadra. Mi pare un confronto arduo.
Grazie infinite per il tempo dedicato, ci proponiamo di continuare a parlare di questo importante argomento.
Questo articolo è una replica all’intervista condotta poche settimane fa al dr. Carmelo Intersimone, delegato ENPAV, riguardo l’argomento della riforma statutaria e di regolamento.

