Svezzamento del cucciolo e del gattino: come e quando?

In un momento di fine e inizio, parliamo di svezzamento corretto del cucciolo e del gattino, per capire quando e come affrontarlo in modo da ottenere un maggior stato di salute del soggetto e del suo microbiota.

Svezzamento e curve di crescita

“Il momento dello svezzamento andrebbe considerato come un periodo stressante e sensibile, soprattutto da chi si occupa di nutrizione: un periodo e non un giorno, come si fa nell’allevamento intensivo di animali da reddito, per intendere la gradualità di questo processo; sensibile per svariate ragioni fra cui rientrano la psiche (o il comportamento, come si preferisce denominarlo), il cambio del microbiota e, ovviamente non ultime, le intense necessità nutrizionali dell’individuo svezzato.

I diversi tessuti hanno, nell’organismo, curve di crescita diverse. Al momento dello svezzamento, i tessuti in più rapido accrescimento saranno il tessuto osseo per il cucciolo di grande taglia e il tessuto adiposo per il gattino e il cucciolo di piccola taglia [1].

Da questo si desume che errori di iper o ipoalimentazione in questo periodo iniziale della crescita, peri-svezzamento, porteranno a conseguenze diverse: una ipernutrizione nel cucciolo di taglia piccola comporterà soprattutto accumulo di maggior tessuto adiposo e conseguente obesità infantile, mentre nel cane di taglia grande potrebbe portare a difetti dell’apparato osteoarticolare [1, 2].

Nel gatto è più difficile assistere a ipernutrizione, mentre è assolutamente comune che, se malnutriti, possano emergere patologie anche in tempi estremamente rapidi (visione in caso di carenza di taurina, fratture patologie per carenze di calcio etc) [2].

Quando cominciare lo svezzamento

In molte situazioni, non sarà possibile controllare accuratamente il momento dello svezzamento, ma quando possibile sarebbe ideale che questo non cominciasse prima delle quattro settimane di vita. Il momento migliore in cui cominciare comunque dipende da molteplici fattori fra cui:

  • Numerosità della cucciolata: cucciolate molto numerose potrebbero avere bisogno di supporto più presto;
  • Taglia della madre e dei cuccioli, dato che sono possibili disproporzioni, specialmente nella specie canina (es. madre piccola, padre molto più grande);
  • Fattori inerenti la madre, come attitudini materne, produzione di latte, stato di emaciazione, malattie e conseguenti terapie etc.
  • Disponibilità da parte dei proprietari o comunque altre situazioni esterne relative all’ambiente di vita.

[…] Attorno alla 3° settimana dal parto si assiste normalmente al picco di lattazione materno, che però comincia anche a non soddisfare più interamente le necessità dei piccoli. Classicamente, l’indicazione è quello di cominciare ad inserire alimento solido in questo momento [2-4].

Uno svezzamento ponderato invece, dovrebbe tener conto di quanto detto in precedenza, tenendo a mente che non necessariamente farlo precocemente corrisponde al optimum per cucciolo e madre.  Soprattutto in caso di cucciolate numerose, è possibile comunque cominciare ad inserire gradualmente alimento solido attorno alla 3 o 4 settimana di vita.

Attorno al 40° giorno di vita (5-6°settimana) le lattasi dei cuccioli e dei gattini cominciano comunque a non essere più attive [2], per cui questo sarà il nostro periodo massimo entro il quale muoverci.

A meno di necessità mediche, per le quali è possibile anticipare già alla 2° settimana, uno svezzamento ponderato sarà individualizzato sulla base del sistema ambiente-fattrice-cuccioli e potrebbe cominciare con l’inserimento di cibo solido attorno alla 4° settimana di vita.
Come effettuare lo svezzamento

Riguardo al come effettuare lo svezzamento, se effettuato con alimento fresco, è possibile cominciare in un rapporto 3:1 fra latte e nuovo alimento. Il consiglio è quello di preparare una razione bilanciata, basata sui cuccioli o gattini che vogliamo svezzare, e proporla inizialmente in piccole quantità.

Inserendo l’alimentazione cucinata al posto del latte, dobbiamo comunque tenere conto cuccioli e gattini hanno un grande ricambio idrico [3] e che, anche se stiamo dando dell’alimento fresco, questo dovrà essere addizionato con acqua e/o dovrà essere lasciata acqua fresca a disposizione. L’aggiunta di fermenti lattici in questo momento dipende dallo stato precedente della cucciolata oltre che da altre considerazioni discusse nel Focus seguente”

Impatto dello svezzamento sul microbiota intestinale
Impatto della transizione dello svezzamento sul microbiota dell’intestino del suinetto e conseguente espansione di agenti infettivi [7]. Notare come la disbiosi dovuta al cambio alimentare, non debba essere trattata con antibiotici per prevenire effetti negativi nel lungo termine.
Focus – Microbiota e svezzamento: quanto abbiamo ancora da imparare? […] La dieta svolge un ruolo fondamentale nel modulare non solo il microbiota, ma persino l’espressione genica della prole (ad esempio sembra modulare l’espressione di geni di resistenza all’insulina) [5, 6]. […] Nel momento dello svezzamento, cuccioli e gattini subiscono passaggio, spesso brusco, dal latte della madre all’alimento solido [7]. In quello stesso periodo, spesso sono anche presenti altri stress sociali e ambientali, rappresentati in molte occasioni da un’adozione precoce o abbandono. Queste modifiche si traducono in un’alterazione della composizione dei microbiota intestinale, con conseguente infiammazione intestinale che può portare alla proliferazione di agenti patogeni enterici e alla diarrea post-svezzamento [7]. Gli antibiotici in questo caso, forse anche in misura maggiore di come comunque farebbero anche più tardi in età pediatrica, possono contribuire a creare un circolo vizioso, diminuendo la diversità batterica e aumentando l’infiammazione intestinale [7, 8]. Al contrario, un trattamento più rispetto della microflora, a base di prebiotici e probiotici, oltre ad un’alimentazione adeguata, eviterà che questo meccanismo si insaturi, anche quando non sia possibile modificare i fattori esterni come stress o cambio repentino di alimento.
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Tolleranza orale e variabilità della dieta post-svezzamento

Il periodo peri-svezzamento e la crescita sono periodi delicati anche per l’instaurarsi di un corretto equilibrio fra sistema immunitario e ambiente, in particolare antigeni dell’alimento. Si definisce tolleranza orale lo stato di irresponsabilità immunitaria locale e sistemica indotta dalla somministrazione orale di antigeni innocui come le proteine alimentari [9].

 Durante le prime tappe della la crescita, la differenziazione dei linfociti, che ha inizialmente generato un repertorio praticamente illimitato di recettori delle cellule B e T per riconoscere tutti i tipi di antigeni diversi, comincia a ridursi.

Un gran numero di linfociti avrebbe infatti recettori in grado di reagire agli auto-antigeni, così come ad antigeni estranei all’organismo, come gli alimenti e i batteri commensali, assolutamente innocui [9]. Una risposta immunitaria aberrante contro auto-antigeni o contro questi antigeni innocui, è normalmente impedita dal processo di selezione negativa o di tolleranza centrale, in cui le cellule T e B in via di sviluppo nel timo e nel midollo osseo vengono eliminate dal repertorio e dalla tolleranza mucosale [9].

Risposta immune mucosale e generazione di iTreg (cellule T regolatorie intestinali). Figura estratta da Tang e Martino 2013 [11], articolo in Italiano di cui consigliamo vivamente la lettura per chi volesse approfondire.

Quest’ultima in particolare, gioca un ruolo fondamentale per gli antigeni presenti negli alimenti, rappresentati soprattutto dalle proteine. L’enorme colonizzazione batterica (1012 – 1014 batteri per grammo di contenuto intestinale), l’ingestione di decine o centinaia di grammi di proteine aliene giornalmente e, al contempo, la sottigliezza e fragilità delle barriere mucosali dovrebbe bastare a dare un quadro della complessità del compito del sistema immunitario [9, 10].

Anche se questi meccanismi non sono ancora stati adeguatamente studiati nella specie di interesse veterinario, da dati provenienti dalla medicina umana sappiamo che la mancata induzione della tolleranza alle proteine alimentari sembra provocare allergie alimentari e celiachia, che è la patologia indotta dall’alimentazione più diffusa [9].

Al contrario, la capacità dell’antigene somministrato per via orale di sopprimere le successive risposte immunitarie, sia nell’intestino che nel sistema immunitario sistemico, è stata descritta ampiamente in medicina umana da decenni. Questo fenomeno viene definito “tolleranza orale” e i suoi effetti sull’immunità sistemica hanno persino portato a tentativi di sfruttarlo terapeuticamente per prevenire o trattare malattie autoimmuni [9].

Anche se non è ben studiato in medicina veterinaria, è probabile che un meccanismo simile sia presente anche in cane e gatto e per questo appare prudenzialmente sconsigliabile un’alimentazione monoproteica nel corso (specialmente) del primo anno di vita. “Un’alimentazione fresca e variata”, come consigliato da qualsiasi nutrizionista umano, sarebbe quindi la miglior alimentazione anche per i piccoli carnivori domestici.

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La nutrizione del cane anziano è anche trattata nel corso “Alimentazione casalinga: le basi” valorizzato con 25 SPC

Biografia:

  1. Gramenzi, A., Appunti e materiale ppt Prof.A.Gramenzi, Master di Nutrizione in Nutrizione, Alimentazione e Dietetica Clinica del cane e del gatto aa2017. 2017.
  2. Fascetti, A.J. and S.J. Delaney, Applied veterinary clinical nutrition. 2012: John Wiley & Sons.
  3. Case, L.P., et al., Canine and feline nutrition. 2011: Elsevier.
  4. Roudebush, P., et al., Small animal clinical nutrition. 2000, Mark Morris Institute Topeka, KS.
  5. Bermingham, E.N., et al., Post-weaning diet affects faecal microbial composition but not selected adipose gene expression in the cat (Felis catus). PloS one, 2013. 8(11): p. e80992.
  6. Young, W., et al., Pre-and post-weaning diet alters the faecal metagenome in the cat with differences in vitamin and carbohydrate metabolism gene abundances. Scientific reports, 2016. 6: p. 34668.
  7. Gresse, R., et al., Gut microbiota dysbiosis in postweaning piglets: understanding the keys to health. Trends in microbiology, 2017. 25(10): p. 851-873.
  8. Suchodolski, J.S., et al., The effect of the macrolide antibiotic tylosin on microbial diversity in the canine small intestine as demonstrated by massive parallel 16S rRNA gene sequencing. BMC microbiology, 2009. 9(1): p. 1.
  9. Pabst, O. and A. Mowat, Oral tolerance to food protein. Mucosal immunology, 2012. 5(3): p. 232-239.
  10. Suchodolski, J., The importance of the microbiome and metabolome in health and disease of dogs and cats. Acta Veterinaria Scandinavica, 2015. 57(Suppl 1): p. K6.
  11. Tang, M. L. K., and D. J. Martino. “Immunoterapia orale e induzione della tolleranza in età pediatrica.” Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica 28 (2013): 38.

Photo by sergio souza on Unsplash

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